Street Photography: la mia visione.

Pubblicato in Blog Etichettato sotto Street Photography Scritto da Leonardo

Citando il motto di Robert Capa: "se le tue foto non sono abbastanza buone, allora non sei abbastanza vicino", ho sempre preferito avvicinarmi fisicamente e usare un grandangolo anziché avvicinarmi otticamente con un teleobiettivo. Il futuro osservatore dello scatto avvertirà una forza diversa se quel soggetto per il quale abbiamo posto il nostro interesse è così vicino da appannarne quasi la lente frontale o meno. Da questo presupposto nasce la mia ricerca che è ancora in fase di sviluppo e maturazione nei riguardi di un genere che volgarmente viene definito "street photography" ma che si identifica a tutti gli effetti nel reportage di strada. La presenza del fotografo in questo genere fotografico, non è giustificata da alcun evento particolare, il suo interesse è rivolto a scene di ordinaria quotidianità. È lì solo per documentare attimi e situazioni di assoluta normalità.


Essere discreti è la regola numero uno. Nulla è o deve essere costruito. L'abilità secondo il mio punto di vista, sta tutta nel saper cogliere il momento giusto. Senza interferire o alterare la situazione circostante. È come diventare parte di un film che si svolge in diretta. Si susseguono nella maggior parte delle volte un'infinità di fotogrammi unici e irripetibili dei quali non posso esserne il regista. Devo limitare a volte l'occhio a registrare e ritenere quando si decide di scattare l'istante più interessante.

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In un contesto così incontrollabile di immagini, bisogna sempre sforzarsi di non lasciare nulla al caso. L'attrezzatura adeguata deve essere sempre in linea al proprio modo di osservare, perchè stabilisce un buon punto di partenza.

Quasi sempre decido che per questo genere fotografico, preferisco mettere da parte la reflex perchè troppo ingombrante e soprattutto perchè crea un enorme ostacolo sociologico e comunicativo.

Ritengo molto importante lo scambio di uno sguardo o di un sorriso con le persone dopo averle inserite nell'inquadratura. È una forma di gratitudine e rispetto, spesso il pretesto per dare la mano e scambiare anche due parole dopo lo scatto. Una reflex in questi casi crea una sorta di "scudo" che forse per una tipologia di fotografia come quella di guerra o naturalistica può servire ma in questo caso acquisisce una valenza negativa.

Fotografare in strada, fotografare una città significa dunque raccontarne la gente, lo spirito, la vita e la quotidianità. Il "nuovo" per l'occhio di un fotografo, secondo me, deve risultare necessariamente interessante e stimolante, senza rischiare di cadere nel luogo comune. Bisogna partecipare senza interferire, adattando il proprio sguardo alla vera realtà del luogo. Ritengo quasi sempre individuare storie e raccontarle in modo diverso rispetto a come la gente è abituata ad osservare un determinato contesto.

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Il contatto con la gente, la curiosità nei confronti delle loro storie, la volontà di mostrare la loro quotidianità, sono tutte esigenze nate e maturate nel corso di studi, approfondimenti letterari e prendendo parte a workshop con fotografi come Eolo Perfido che insegnano "l'esperienza della strada".

Ho ancora tanto da imparare dalla gente, dalla strada e da questa che per me rimane la fotografia per eccellenza, semplice, non "photoscioppata", che racconta e rispecchia la mia sensibilità nel restituire a chi guarda, una parte di vita reale.

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